La sindrome da ritorno dalle vacanze

Posted by Alessandro Cosimetti on 08 Set 2008 | Tagged as: Benessere fisico, Lavoro

La sindrome da ritorno dalle vacanzeIn questi giorni stanno riaprendo le scuole e come ogni anno, incominciano ad affiorare i primi sintomi da mal di scuola.

Meglio sarebbe dire la sindrome da ritorno dalle vacanze.

Il totale stravolgimento dei ritmi biologici, è la causa primaria di questo fenomeno che ogni anno, sembrerebbe non mancare mai all’appuntamento.

La stessa cosa, avviene anche a chi lavora e fa ritorno dalle ferie.

Devono passare un po’ di giorni, prima di riprendere il ritmo lavorativo abituale.

Il nostro corpo è in ufficio, ma la nostra mente è ancora spaparanzata su un telo da spiaggia a prendere il sole.

Gli effetti sono indiscutibilmente proporzionali alla durata delle vacanze.

Se ci fai caso, nei regolari weekend questo non accade. Quindi più lunghe sono le ferie e più è facile cadere vittime della sindrome da ritorno dalle vacanze.

Gli studenti ad esempio, sono soliti fare circa tre mesi continuativi di vacanze, cosa alquanto improbabile per un lavoratore.

Proprio per questo solitamente, qualche giorno prima di riprendere le nostre attività, si consiglia di iniziare una breve fase di adattamento.

Comincia a svegliarti allo stesso orario con cui ti alzi per recarti a scuola o in ufficio.

Se fare tardi la sera ti rende difficoltosa questa fase, allora sarebbe opportuno coricarsi a letto in un orario meno tardivo.

Altro consiglio che posso darti, è quello di tenere attiva la mente per tutta la durata della vacanza. Potresti (anzi, devi!) leggere dei libri, e non lasciare che il cervello si “spenga” per intere giornate.

Evita di stravolgere all’improvviso le tue abitudini di vita.

Per shock si intende proprio un’alterazione del metabolismo cellulare, dove la produzione di energia scende sotto il reale fabbisogno necessario.

Per concludere, non posso certo dirti di fare vacanze brevi.

Se sei un dipendente, posso immaginare che non sia tu ad organizzarle totalmente, però potresti seguire questi piccoli, ma altrettanto efficaci consigli per evitare la sindrome da ritorno dalle vacanze.

Alessandro Cosimetti

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L’Io e l’Orgoglio irrinunciabile!

Posted by Claudio Virgili on 07 Set 2008 | Tagged as: Crescita Personale, Comunicazione

L’Io e l’Orgoglio irrinunciabile!Nella nostra vita, spesso ci troviamo a relazionarci con persone con le quali è difficile comunicare.

A volte, sembra impossibile superare i contrasti del carattere.

Alla base di ogni questione (un po’ come accade nel campo animale) basata sul principio dell’affermazione del più forte, esiste il proprio IO.

Parliamo appunto della capacità di far prevalere la difesa del proprio orgoglio, della propria autostima!

Accade infatti che in una discussione, in un normale confronto tra individui, nessuno voglia cedere il passo. Un po’ come se la meta (ipotetico traguardo) dovesse avere per forza due vincitori, invece di un compromesso!

Nel contesto dell’Analisi Transazionale (una teoria di derivazione psicologica) si parla di “copioni”, ovvero modalità comportamentali e mentali che una persona utilizza nelle sue “transazioni”.

Parliamo quindi dell’insieme di stimoli e reazioni che comunemente avvengono tra individui.

Possiamo immaginare che il confronto tra persone, reciti un copione che si vada a collocare, sempre secondo l’approccio transazionale a livelli diversi della personalità.

Quest’ultima infatti, possiede tre livelli.

1. Lo stato “Io genitore” caratterizzato da un’attenzione e da una critica di giudizio che è influenzato dai valori e dagli atteggiamenti di una persona.

2. Lo stato “Io adulto” rappresentato dal pensiero rivolto alle cose, al raccoglimento dei dati, dal fare scelte e prendere decisioni.

3. Lo stato “Io bambino” caratterizzato da risposte emotive alle situazioni. Ad esempio sentirsi, felici, tristi, allegri, o irritati o comportarsi in modo impulsivo, creativo, curioso, verso eventi  o persone.

Dunque, nel confronto tra due persone (di cui sopra si parlava) prevarrebbe il livello dell’Io bambino, in quanto le reciproche reazioni, sfiorano i sentimenti di autostima dei partecipanti alla discussione.

Se per qualche motivo ambedue le persone non hanno un’adeguata considerazione di sé, accade che si sentano reciprocamente offesi dal comportamento dell’altro.

Questo proprio perché nessuno vorrà sentirsi diminuire dalle critiche o osservazioni sul proprio comportamento.

Orgoglio irrinunciabile è il termine con cui viene indicato questo processo mentale.

Ma si può rinunciare al proprio orgoglio?

Certo non è facile, anche perché dipende dai contenuti del dialogo e da dal fatto se si sia violato un diritto fondamentale della persona umana: dignità soggettiva.

Tuttavia quando questo diritto non è leso, si può adottare la strategia di fermarsi, guardare alla propria condizione interna.

Domandati: “Corrisponde a quello che realmente sono, quello che mi viene detto?” 

A quel punto sicuro di questa autovalutazione rispedisci al mittente l’osservazione o l’eventuale critica!

Ed ecco che una delle due persone fa un salto di livello nell’ambito della sua personalità. Dal livello Io bambino al livello Io adulto.

Tale processo, permette di superare quelle improduttive questioni legate all’affermazione del proprio orgoglio, tra esseri umani in cerca dell’armonia del buon vivere.

Certo, pensare in questi termini, non credere possa risolvere il problema. Queste indicazioni sono solo una possibile risposta.

Innanzi tutto, devi effettuare un lavoro interiore. Soltanto così potrai superare le tue difficoltà ed ottenere una convivenza pacifica tra persone desiderose di comunicare e conoscersi.

Articolo gentilmente concesso da:

Dott. Claudio Virgili  (Psicoterapeuta)

Punto d’Applicazione: Questione di Marketing!

Posted by Alessandro Cosimetti on 06 Set 2008 | Tagged as: Creatività, Lavoro, Business

Punto d’applicazione: Questione di marketing

Stavo cercando un termine per definire una certa cosa riguardo il marketing.

Poi mi è venuto in mente il seguente termine: punto d’applicazione.

Cosa è?

Partiamo con un esempio. Diciamo che sei un venditore di scarpe e quindi hai un magazzino pieno di prodotti di questo genere.

Devi venderli ora. Mi sembra logica e scontata la cosa!

A chi ti rivolgi? Qual’è il tuo mercato di riferimento?

Venderesti mai le tue scarpe in un villaggio dove gli abitanti non solo, non hanno soldi per comprarsi da mangiare, ma camminano a piedi nudi tutto il giorno?

Se i tuoi clienti fossero questi, non avresti scampo. Una volta aperto il tuo negozio, lo chiuderesti lo stesso giorno!

Magari sarebbe meglio vendere scarpe (eleganti) a uomini d’affari. Persone che curano il loro look e che ogni mattina devono presentarsi in perfetto ordine.

Insomma, clienti interessati al prodotto, ma soprattutto che siano anche intenzionati a spendere pur di averlo.

Sai, è un concetto tanto banale, quanto semplice. Chiunque leggendo queste poche righe direbbe: “E grazie, hai scoperto l’acqua calda!”

Ma se è così tanto semplice, perché la maggior parte della gente non lo mette in pratica?

Questo è il punto d’applicazione. Se lo sposti anche di poco, inizi a guadagnare tanto. Se rimani dove sei, continui a guadagnare poco. Molto poco!

Ora un altro esempio. Questa volta prendiamo un caso reale.

Un impiegato lavora in una multinazionale. Conosce il settore e quindi decide di proporre delle idee innovative ai suoi diretti responsabili.

Nessuno lo ascolta e le sue idee rimangono irrealizzate.

Cosa fa questo impiegato?

Presenta le dimissioni. Diventa libero professionista. Ora, bada bene, non cambia mercato, ma soltanto il suo punto d’applicazione.

Presenta il progetto a nuovi partner che a differenza della sua azienda, sono entusiasti delle sue idee.

Ora guadagna di più, ha più tempo per se stesso, maggiori gratificazioni, e tanti altri vantaggi ancora!

Conosci qualcuno che abbia intrapreso la sua stessa strada?

Hai mai provato a cambiare soltanto il punto d’applicazione?

Lo sai che tanti ragazzi sono abilissimi con internet e quello che sanno fare potrebbe incrementare le vendite di una grande azienda, o di un cliente con grosse risorse economiche?

Ne conosco tanti, molti dei quali davvero competenti e capaci. Eppure, se ne restano chiusi nella loro stanzetta, soffocando totlamente il loro enorme potenziale.

Magari anche tu, sei bravissimo a fare una certa, e potrebbe renderti di più, proprio se il tuo punto d’applicazione fosse un altro.

Alessandro Cosimetti

Scaricare libri di testo sul web?

Posted by Alessandro Cosimetti on 05 Set 2008 | Tagged as: Lettura, Apprendimento, e-Book

Libri scolastici sul webE’ da circa un mese che sto registrando un trend specifico sul mio blog.

Ogni volta che controllo il traffico generato, mediante un software per le statistiche, immancabilmente noto un certo bisogno da parte degli utenti.

Il periodo è quello giusto. Fine agosto, inizio settembre.

Ti che cosa sto parlando?

Naturalmente dei libri di testo scolastici.

Che siano diventati oramai, una vera e propria tassa annuale per tutte le famiglie, è cosa risaputa.

Il Ministero dell’Istruzione ha proposto di non alterare i testi per almeno cinque anni.

Una buona idea? Non credo, perché se un testo necessita di un aggiornamento, è giusto cambiarlo.

Poi si è parlato molto degli ebook, che in quanto ad aggiornamenti, davvero non hanno rivali. Non richiedono nessuna spesa aggiuntiva eseguendo il tutto in tempi da record.

Difetto di questo formato, a mio modesto parere è il fatto di “costringere” lo studente a stare davanti al monitor più del dovuto e di ricorrere a dei strumenti tecnologici per consultare il testo.

Al momento insomma, una vera soluzione non si è trovata.

Neanche il mercato dell’usato sembra sopperire a questa problematica. Un testo pubblicato recentemente è praticamente introvabile di seconda mano.

In questo caso, neanche io posso venire incontro ai lettori che giungono sul mio blog. Ogni giorno registro accessi con parole del tipo “scaricare libri” “libri di testo” “testi scolastici sul web” ed altro ancora.

Mi dispiace per loro, ma se nessuno trasforma i testi in ebook e poi li divulga sul web, è praticamente impossibile reperirli sulla rete (a parte il fatto di violare i diritti della casa editrice!).

Insomma il problema rimane. L’istruzione diviene sempre più un lusso che non tutti possono permettersi.

Nel frattempo, chi ha davvero talento, nella vita rischia di fare quello per cui non è portato.

Alessandro Cosimetti 

Perché il lavoro fa schifo e come migliorarlo!

Posted by Alessandro Cosimetti on 04 Set 2008 | Tagged as: Creatività, Lavoro

Perché il lavoro fa schifo e come migliorarloHo scritto un libro e neanche me ne ero accorto!

Scherzi a parte, più volte su questo blog, ho riportato il mio pensiero sul mondo del lavoro e di come appunto abbia stravolto la mia figura professionale.

Oggi in ambito lavorativo, si parla sempre e solo di precariato.

Quando ti confronti con un disoccupato, la sua risposta sul motivo per cui non stia lavorando è inequivocabilmente questa:

“Non c’è lavoro” oppure “Esistono solo contratti da precari”.

Non amo le persone che dispensano consigli sul “come vivere” quando la loro situazione socio economica è sempre stata favorevole.

Hai presente chi lavora nell’azienda dei genitori?

Però, visto che non rientro in questa fascia ed ho voltato le spalle ad un contratto indeterminato per intraprendere una carriera come libero professionista, mi permetto di dire la mia.

Se il lavoro manca, o se non è di tuo gradimento (come nel mio caso) hai due possibilità.

La prima, è continuare a fare quello che fai da sempre per vivere, con le ripercussioni economiche e salutari che ne conseguono.

La seconda è quella di inventarsi un lavoro, o meglio ancora una nuova figura professionale.

Se ti mancano le basi e gli strumenti per conseguire questo risultato, allora fai in modo di reperirli (studia, formati, leggi, confrontati, ecc.).

Perché ho aperto questo post con la frase “ho scritto un libro…” ?

Se il lavoro ci fa schifo, allora non ci resta che migliorarlo. Questo è quello che insegnano Cali Ressler e Jody Thompson proprio nel loro libro Perchè il lavoro fa schifo e come migliorarlo.

ROWE, è il termine con cui gli autori identificano un nuovo modello di lavoro, basato sui risultati.

E’ una perfetta analisi di come la maggior parte dei luoghi di lavoro non funzionino, capaci soltanto di aumentare lo stress e l’insoddisfazione nei dipendenti.

Ormai, il concetto di 40 ore settimanali e di cinque giorni a settimana è stato largamente superato.

Per non parlare degli impiegati a cui vengono delegati incarichi che non sono alla loro altezza. Ne conosci qualcuno?

Inutili e barbose riunioni che si scontrano con l’ormai nota “era dell’informazione” a cui internet ed il web ci stanno abituando ormai da tempo.

La produzione e il risultato sono gli unici obiettivi su cui focalizzarci, distaccandoci totalmente dal tradizionalismo a cui la scuola, l’università e lo stesso ambiente lavorativo ci stanno abituando.

Il risultato? Aumento della produzione, soddisfazioni economiche e più tempo libero per noi stessi!

Alessandro Cosimetti

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